Alla Piscina di Coopernuoto di Mirandola, domenica 26 aprile è andata in scena la 28ª edizione della Festa delle Leve firmata Coopernuoto, capace di riunire circa 70 giovani atleti, bambini e bambine delle classi 2019 e 2020, in una giornata che ha celebrato il primo approccio al mondo agonistico con il linguaggio più autentico: quello del gioco.
Sei squadre, sei colori diversi sulle cuffie a distinguere gli impianti di provenienza: Novellara, Correggio, Carpi, Reggio Emilia, Parma e la padrona di casa Mirandola. Tutti insieme nella stessa vasca, tutti protagonisti della stessa festa. Un colpo d’occhio vivace, quasi una tavolozza in movimento, che ha acceso fin da subito l’entusiasmo sugli spalti.
Ma più che una competizione, è stato un percorso. Cinque prove, cinque storie da raccontare. Nella “Vesti l’atleta”, i piccoli nuotatori si sono trasformati in instancabili staffettisti subacquei, recuperando indumenti anche dal fondo vasca per completare il “look” del compagno. Negli “Ostacoli subacquei”, il gioco si è fatto di squadra: coppie unite tra cerchi e materassi, tra coordinazione e fiducia reciproca.
E poi spazio alla fantasia con “Salviamo gli animali”, dove palloncini e piccoli amici sospesi in acqua diventavano missioni da compiere, guidati dalla voce dello speaker. Ne “I naufraghi”, invece, il lavoro di squadra ha raggiunto il suo apice: trasporti su zattere improvvisate, cambi strategici e collaborazione continua per portare tutti in salvo. Infine “I pesci colorati”, forse la prova più simbolica: uno bendato, l’altro guida. Mano nella mano, oltre l’ostacolo. Un esercizio di fiducia, prima ancora che di abilità.
Ogni gioco è stato una lezione, ogni lezione un tassello nella crescita sportiva e umana di questi giovani atleti. E sugli spalti, il tifo di genitori e amici ha fatto da colonna sonora costante, caldo e coinvolgente.
A rendere ancora più speciale la giornata, la presenza delle “ex leve”, oggi agonisti di alto livello, tornati in acqua per affiancare i più piccoli nelle prove. Un passaggio di testimone ideale, dove il passato sostiene il futuro e lo sport diventa ponte tra generazioni.
E poi loro, gli allenatori: registi di una giornata perfetta, capaci ogni giorno di trasformare la fatica in passione e la disciplina in entusiasmo.
A Mirandola non si è assegnato un podio, ma qualcosa di più prezioso sì: la consapevolezza che il nuoto, prima ancora dei risultati, è condivisione, crescita e appartenenza. E da qui, per questi piccoli atleti, può davvero cominciare tutto.




















